IL FUTURO DELLA BOVINICOLTURA DA CARNE ITALIANA PASSA DALLA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA

Perché sul fronte dell’impatto ambientale i nostri allevamenti sono già oggi degli esempi virtuosi. È quanto emerso a “Beef the future”, l’originale evento in presenza organizzato con lodevole spirito di iniziativa dal team di Sugar Plus.

Un evento di assoluto spessore, nella forma e nella sostanza, quello che si è tenuto dal vivo lo scorso 23 giugno alla Cantina Monteci di Pescantina (Vr), sulle rive del lago di Garda, per iniziativa del team Sugar Plus (gruppo ED&F Man).

Nella forma perché i 9 relatori che si sono succeduti al microfono della splendida sala convegni sono riusciti a condensare in 8 minuti contati il loro messaggio alla platea, rendendo vivo e incalzante lo spettacolo. Ritmi da show televisivo, per essere più chiari. Il resto lo ha fatto il contorno, ovvero anche il superlativo pranzo a base di gustosi piatti di carne. Ma a deliziare gli oltre 200 ospiti di “Beef the future” – secondo le stime erano rappresentati in sala la bellezza di 800mila bovini da carne – sono stati anche i contenuti espressi nel corso dell’evento dai relatori, accuratamente selezionati tra allevatori, macellai, gastronomi, giornalisti e docenti di settore. Vediamo in ampia      sintesi cosa hanno detto, in ordine di apparizione.

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L’evento in presenza organizzato da Sugar Plus diventerà un appuntamento fisso, in cui condividere
spunti e idee per dare un futuro alla filiera della carne bovina e renderla ancora più sostenibile

Obiettivo gdo

Riccardo Bari di Sugar Plus, il deus ex machina dell’iniziativa

Il primo ad affrontare la platea, ma anche a sottolineare l’importanza della remuneratività dell’attività zootecnica ai fini del futuro dell’intera filiera, è stato Fulvio Fortunati, amministratore unico di In.Con.Tra. Srl (commercio di carne e bestiame). Oggi, purtroppo, l’escalation dei costi produttivi sta soffocando il settore primario, e siccome “è il prezzo finale a fare il prezzo iniziale”, tocca alla gdo, con i suoi faraonici bilanci, dare ossigeno al comparto. Occorre quindi mediare con gli industriali e con la grande distribuzione “per spiegare cosa facciamo e che il nostro è un settore essenziale, garanzia di trasparenza e affidabilità”.

Da Giuliano Marchesini, direttore di Unicarve e anima di molti altri sodalizi attivi nel comparto carne, è invece provenuto uno slogan: mettiamo la nostra carne in bottiglia. Del tutto intenzionale il richiamo al mondo del vino: mentre qui è il produttore a mettere la propria etichetta al prodotto, per le carni bovine italiane questo  onore (con i relativi guadagni) tocca ancora al distributore. Di qui  l’appello a sostenere la convivenza del bollino tricolore “ConsorzioSigillo Italiano” (con il suo bel baffo“Prodotto da allevamenti sostenibili”) con il marchio della gdo.

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A sinistra: Fulvio Fortunati, amministratore unico diIn.Con.Tra.
A destra: Giuliano Marchesin, direttore di Unicarve (e molto altro)

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A sinistra: Placido Massella, allevatore della Bassa veronese e titolare di “Mister Beefy”
A destra: Alberto Cucchi, macellaio milanese “di prima generazione”

Reagire alle difficoltà

Di seguito è stato Placido Massella, titolare di “Mister Beefy”, a narrare alla platea la sua parabola di allevatore, iniziata con l’ingrasso in stalla di bovini francesi per la gdo e proseguita con l’allevamento in linea vacca vitello, al pascolo e in filiera ultra-corta, di bovini di razza Angus. In mezzo una crisi (“i miei bovini si ammalavano e morivano, e dopo aver dato la colpa a tutti, mi sono messo in discussione”) e l’incontro negli Usa con la “mitica” Temple Grandin.

Una strada, quella percorsa da Massella, valida per tutti? Niente affatto: “la difficoltà – ha infatti concluso l’allevatore della Bassa veronese – deve essere vissuta come uno stimolo al cambiamento e al miglioramento”, poi ognuno è libero di declinare questa massima a proprio piacimento, nella propria realtà.

A sottolineare le virtù delle produzioni estensive italiane è stato piuttosto il trentunenne Alberto Cucchi, macellaio milanese “di prima generazione”, che ha argomentato così la sua preferenza per i piccoli allevamenti in linea vacca vitello, di razze locali e in filiera corta: “la carni buone da mangiare sono buone anche da pensare”. Nella sua relazione anche un richiamo alla necessità di valorizzare tutti i tagli e di rieducare il consumatore a un uso consapevole delle nostre carni bovine.

Comunicare bene

Andrea Bertaglio, giornalista ambientale e autore del volume “In difesa della carne”, ha invece lanciato alla platea un invito a comunicare. Eventualmente anche solo per mezzo dei social, ma soprattutto in modo immediato, trasparente ed emozionale, e possibilmente proponendo contenuti univoci. Per contrastare le tante menzogne sapientemente diffuse a suon di giganteschi investimenti dai nemici del mondo zootecnico. Sul tema della comunicazione e della corretta informazione al consumatore è intervenuta anche Elisa Guizzo, ideatrice di “Di gusto in gusto”.

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Francesco Camassa, macellaio-artigiano di quarta generazione in quel di Grottaglie (Ta)

Un’iniziativa che basandosi su sessioni di degustazione, o meglio su veri e propri “viaggi sensoriali alla scoperta dei gusti, dei sapori e degli aromi della carne”, organizzati direttamente in ristorante, si pone l’obiettivo di educare i nostri concittadini al consumo carnivoro.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’intervento di Francesco Camassa, macellaio pugliese di lungo corso e presidentem dell’Associazione Italiana Macellerie Artigiane, che nell’ambito della sua attività di negoziante, organizza delle cene conviviali a beneficio della clientela, con l’obiettivo di insegnare a riconoscere dal palato l’ampio ventaglio di prodotti che la filiera italiana delle carni bovine è in grado di esitare sul mercato. Una filiera il cui futuro dipenderà anche, secondo Camassa, dalla capacità di difendere e tramandare la tradizionale professionalità del macellaio-artigiano, una figura che in molte parti d’Italia è tuttora determinante

La parola ai prof

Dulcis in fundo, i due docenti universitari, che hanno abilmente messo a fuoco il “take home message” della giornata.

I nostri allevamenti da carne, oltre ad offrire un’incredibile varietà di razze e un ampio ventaglio di sistemi di allevamento e di alimentazione, hanno come punto di forza anche il modestissimo impatto ambientale in termini di emissioni gassose climalteranti. Anzi, ha rincarato Giuseppe Pulina, professore ordinario di etica e sostenibilità degli allevamenti presso l’Università di Sassari, secondo un recente parere dell’Ispra, dal 1990 al 2020 i nostri allevamenti di ruminanti hanno ridotto le emissioni di metano dello 0,7% all’anno, contribuendo di fatto al raffreddamento dell’atmosfera, e non al suo surriscaldamento! Di qui anche la futura possibilità, per le nostre aziende agricole, di entrare nel mercato dei crediti di carbonio.

Non è quindi la sostenibilità ambientale degli allevamenti a minacciare il futuro del comparto carne: l’intera filiera italiana è già oggi un’eccellenza – ha sottolineato il professor Carlo Angelo Sgoifo Rossi dell’Università di Milano, riagganciandosi alle relazioni iniziali –per cui la vera sfida sta nella sostenibilità economica, ovvero nel lavorare sulla valorizzazione del prodotto finito. E questa, ha concluso Sgoifo Rossi, non può che essere il frutto di un atto di volontà, della deliberata scelta da parte della distribuzione organizzata di dare valore alla carne italiana in quanto prodotto di assoluta eccellenza.

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A sinistra: il professor Giuseppe Pulina dell’Università di Sassari
A destra: il professor Carlo Angelo Sgoifo Rossi dell’Università di Milano

Tratto da Allevatori top N 07/08 – 2022